Ho trovato finalmente il tempo per iniziare rileggere il sacro testo (lavorativamente parlando ;-)).

Queste sono le motivazioni che secondo Francesco giustificano la tecnica:

  • Ridurre la sensazione di ansia verso il “passare del tempo”, il divenire;
  • Aumentare la focalizzazione e la concentrazione, riducendo le interruzioni;
  • Aumentare la consapevolezza delle proprie decisioni;
  • Aumentare e rendere continuo il livello di motivazione;
  • Aumentare la determinazione verso il raggiungimento degli obiettivi;
  • Migliorare il processo di stima, sia in senso qualitativo, sia in senso quantitativo;
  • Migliorare il proprio processo di lavoro o studio;
  • Rafforzare la volontà di continuare ad applicarsi di fronte a situazioni complesse.

La maggior parte di queste, in pratica tutte tranne quella relativa alla stima, che all’epoca non mi interessava,  mi hanno spinto ad iniziare a praticare la meditazione un po’ di anni fa.

Cominciare a praticare mi ha posto di fronte problemi analoghi a quelli che si prefigge di aiutare a risolvere l’applicazione della tecnica del pomodoro: in primo luogo la difficoltà di mantenere l’attenzione richiesta, ma anche la stessa mancanza di continuità nella pratica quotidiana.
Per cominciare a superare i problemi il primo suggerimento che ho avuto dal mio maestro è stato quello di pormi degli obbiettivi minimi basati sul tempo: ad esempio cercare di praticare un certo esercizio anche per soli 5 minuti al giorno ma tutti i giorni.
Per quei 5 minuti però, l’impegno e l’attenzione doveva essere totale e focalizzato al raggiungimento del risultato fissato.

Non che questo risolvesse magicamente il problema: anche in soli 5 minuti era facile lasciarsi prendere dallo sconforto per non aver raggiunto gli obbiettivi prefissati.
E qui bisognava ricordarsi di essere gentili e comprensivi con se stessi ricordandoci che siamo uomini e che possiamo fallire ma anche che… il prossimo pomodoro andrà meglio🙂