In questi giorni ho sospeso la lettura del libro “Vivere Zen” di Tetsugen Serra e sono passato al un po’ più commerciale “la verità del ghiaccio” di Dan Brown.

Ho trovato interessante come uno dei protagonisti cerchi di applicare continuamente il rasoio di Occam per riuscire a venire a capo di incredibili situazioni. Ma non si limita a questa tecnica.

Nelle pagine che ho letto ieri notte la stessa protagonista ad un certo punto dimostra come tutta una serie di conclusioni ritenute assolutamente esatte erano condizionate da una premessa, la cui veridicità era stata data per scontata, e che in realtà era errata. Un po’ come un castello di carte: crollata la base, crolla tutto.

Mi sono ritrovato a riflettere sulle pagine lette dal libro di Serra (e non solo), dove si afferma che noi abbiamo quotidianamente un approccio analogo con la vita: diamo per scontate una serie di premesse, derivate da certe esperienze in certi contesti, e da esse deriviamo tutta una serie di conclusioni che spesso si rivelano sbagliate.

Stamattina, durante i miei quotidiani 40 minuti d’auto, riflettevo su come a volte questo approccio lo viva anche come sviluppatore (più o meno agile) di software.
Sono arrivato a risperimentarlo anche pochi minuti fa: per circa un’ora ho cercato di modificare un software su cui sto lavorando e che non c’era verso di far funzionare, fino a che mi sono resoconto che uno dei presupposti su cui si basava il mio lavoro (e che davo per scontato fosse corretto) in realtà era sbagliato!